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La web serie “Italia Sicilia Gela” vince al Sicily Web Fest!

Lun, 08/12/2019 - 16:13

La web serie “Italia Sicilia Gela” ha vinto il Premio del Pubblico al Sicily Web Fest 2019, il festival mondiale delle web serie che si è  appena tenuto a Ustica. Il premio è stato ricevuto dal regista della web serie Iacopo Patierno.

Qui una intervista al regista rilasciata prima della comunicazione del premio https://www.facebook.com/1234344563321067/posts/2342625549159624/

Italia Sicilia Gela è alla prima stagione, attualmente sono in corso le riprese per la seconda stagione. Si inserisce nel progetto www.gelaleradicidelfuturo.it, realizzato da Jacopo Fo srl (Gruppo  Atlantide) con il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.

La web serie è stata selezionata tra le finaliste anche dai festival di  Bilbao, Seul, Copenaghen, Londra, Amsterdam e Hollywood che si
svolgeranno nei prossimi mesi.

Per vedere le puntate della web serie
https://www.gelaleradicidelfuturo.com/web-serie/

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Al via l’international Archeo Camp 2019

Gio, 08/01/2019 - 17:18

Il 20 Luglio a Gela studenti spagnoli, portoghesi e brasiliani, in visita al centro storico di Gela, museo archeologico, bagni greci e Gela in miniatura, hanno potuto apprezzare i nostri beni inestimabili, grazie all’iniziativa denominata INTERNATIONAL ARCHEO-CAMP 2019 che vede coinvolte le Università di Malaga, Cadice e Coimbra, il Mediterranean Centre of Studies (MICOS) ed il Gruppo Archeologico Geloi.

L’attività è sostenuta da un progetto CE (Erasmus), ENI, Università, YOUTH CITY FACTORY, MICOS. Partner del progetto Regione Siciliana assessorato BB.II.SS., Soprintendenza BB.CC. di Caltanissetta, Polo Museale di Gela e Comune di Gela.
Il 30 Luglio è iniziato ufficialmente l’ARCHEO CAMP e terminirá il 7 Settembre, una delle iniziative di grande valore culturale nell’ambito del progetto #youthcityfactory

Un’esperienza di formazione a breve termine dove archeologi , studenti in archeologia e volontari , sono chiamati a mettere a disposizione le propie capacità per svolgere attività di studio, ricerca ma anche recupero del patrimonio storico a Gela.

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Addio ad Andrea Camilleri: successo, vita ed entusiasmo

Mer, 07/17/2019 - 14:15
Lezioni di vita dall’inventore di Montalbano

Dalla stampa nazionale:

ANDREA CAMILLERI, 1925-2019. Dialetto e umanità: così lo hanno capito tutti. Andrea Camilleri, il successo arrivato a 67 anni e i libri in 120 lingue: “dialetto per diletto” e umanità, così si è fatto capire in tutto il mondo.

Con lo scrittore siciliano se ne va una delle stelle di riferimento della letteratura contemporanea che da direttore di produzione in Rai fu “scoperto” all’età della pensione da Sellerio, arrivando a vendere oltre 10 milioni di copie. Con il suo “vigatese” (lingua pittoresca e standardizzata) è riuscito a farsi capire da chiunque, con il suo eloquio ipnotico ha vissuto una terza giovinezza nel suo agire pubblico e politico, da uomo di sinistra Camilleri sono.

Andrea Camilleri è morto. Avrebbe compiuto 94 anni il prossimo settembre. Se ne va una delle più popolari e maestose stelle della letteratura contemporanea, tradotta in 120 lingue, venduta in oltre 30 milioni di copie. Uno scrittore che con quel “dialetto per diletto” usato per il suo commissario Montalbano è diventato una pietra miliare della scrittura italiana. La lingua della propria regione trasformata in passepartout nazionale.

Il “vigatese”, dialetto standardizzato e italianizzato, proverbiale, pittoresco e continuamente spiegato. Con quei verbi appuntiti, gli aggettivi e sostantivi irruviditi, il miracolo linguistico Camilleri – il suo “italiano bastardo”, quel “flusso di un suono” – si è fatto case-study espressivo unico, prepotente e innegabile. Ben oltre la Ferrante-mania o le radicali genialità stilistiche di un Gadda. Camilleri si è fatto capire da chiunque. E parafrasando clandestinamente Alberto Moravia “abbiamo perso prima di tutto un romanziere, e di romanzieri ne nascono solo tre o quattro in un secolo”. Poi c’è l’invenzione del personaggio letterario. E qui forse c’è un pizzico in più di casualità nel successo che di furbesca premeditazione. Salvo Montalbano, commissario come Maigret, con una “o” aggiunta in omaggio al grande Manuel Vazquez Montalban e al suo Pepe Carvalho, omo di ciriveddro e d’intuito, è una figura cesellata a tutto tondo, alquanto burbero e spigoloso, con un passato che i lettori hanno imparato a scoprire pagina dopo pagina. Nulla di eccezionale, ma tutto di superlativo. Complice il faccione calvo di Luca Zingaretti in tv, e la regolarità con cui Camilleri e la sua saga edita da Sellerio hanno trascinato verso i piani alti delle vendite il giallo, Montalbano ha assunto il valore di archetipo letterario in mezzo ad un profluvio di epigoni più o meno maldestri, più o meno scopiazzati. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT di Davide Turrini)

  • LE DUE GRANDI LEZIONI CHE ANDREA CAMILLERI RICEVETTE IN VITA. La prima grande lezione che Camilleri ha ricevuto nella sua vita risale al 1949, precisamente quando stava sostenendo l’esame di ingresso per entrare come allievo regista all’Accademia di Arte Drammatica di Roma. Lo scrittore racconta la storia con la sua voce calda e da fumatore accanito, spiegandoci e raccontandoci, parola dopo parola, la situazione. Dopo le due ore e mezza previste dalla prova, il giovane Camilleri consegna il compito e il maestro di regia Orazio Costa, dandogli la mano gli dice “Sappia che io non condivido nulla di ciò che ha scritto e detto in queste due ore. Arrivederla.

Di conseguenza, lo scrittore convinto di non essere stato ammesso, lascia l’alberguccio in cui alloggiava per andare a casa di un suo amico e girare Roma.

Quando giunge il giorno della partenza, passa da quell’alberguccio per controllare se fosse arrivata della corrispondenza per lui: due sono le missive, la prima da parte di suo padre per avvertirlo che fosse stato ammesso all’Accademia e la seconda che lo avvisa del fatto che le lezioni erano cominciate da sei giorni. Così quando Andrea Camilleri si presenta a scuola il professore di regia Orazio Costa gli domanda perché fosse arrivato solo quel giorno e lo scrittore: “Perché pensavo che non sarei mai entrato dato che lei mi disse che non condivideva”. “Alt” interrompe il professore: non condividere non significa che le opinioni o le idee dell’altro sono sciocche. Ed ecco la prima grande lezione: ascoltare sempre fino in fondo le ragioni dell’altro, anche se non le si condivideContinua a leggere (Fonte: LIBRERIAMO.IT)

  • CAMILLERI ATTRAVERSO LE SUE FRASI. Andrea Camilleri non c’è più. Lo ricordiamo attraverso 10 sue frasi, testimonianza di impegno civile e di senso dell’humour.

«Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.»

«Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori?»

«I tri quarti di quelli che accattano i giornali, si leggino sulo i titoli che spisso, e questa è ’na bella usanza tutta taliàna, dicino ’na cosa opposta a quello che dici l’articolo.»

«L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.»

«L’esecuzione dell’inno fascista significava, per gli avventori, l’obbligo di smettere di mangiare e di alzarsi in piedi.»

«Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.»Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Bruno Patierno)

Fonte immagine STYLE24.IT

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Camilleri attraverso le sue frasi

Mer, 07/17/2019 - 11:57

Andrea Camilleri non c’è più. Lo ricordiamo attraverso 10 sue frasi, testimonianza di impegno civile e di senso dell’humour

«Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.»

«Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori?»

«I tri quarti di quelli che accattano i giornali, si leggino sulo i titoli che spisso, e questa è ’na bella usanza tutta taliàna, dicino ’na cosa opposta a quello che dici l’articolo.»

«L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.»

«L’esecuzione dell’inno fascista significava, per gli avventori, l’obbligo di smettere di mangiare e di alzarsi in piedi.»

«Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.»

«Che paìsi era quello indove uno che era stato ministro e presidenti del consiglio ’na gran quantità di vote, aviva avuto riconosciuto in via definitiva, ma prescritto, il reato di collusione con la mafia e continuava a fari il senatore a vita?»

«Un autentico cretino, difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.»

«In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia… Nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te.»

«È il pensiero della morte che aiuta a vivere.»

Fonte articolo: https://www.peopleforplanet.it/camilleri-attraverso-le-sue-frasi/

Fonte immagine: www.flickr.com/

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Chiesa del Carmine

Mar, 07/16/2019 - 12:04

La Chiesa del Carmine di Gela, che si affaccia sull’antistante piazza Roma, è dedicata alla Madonna del Monte Carmelo e risale probabilmente al 500′.

Fu edificata assieme all’attiguo convento, dai PP. Carmelitani.

Essa presenta un’unica navata con campanile postero-laterale, dieci finestre laterali, sui cui vetri si trova istoriata una croce e otto cappelle con altari.

La torre campanaria ha una cuspide rivestita da mattonelle di maiolica.

In origine c’era il vecchio campanile a cupoletta danneggiato dall’ultima guerra.

L’architettura ella chiesa è semplice nello stile, con capitelli in stucco.

Sul pavimento della chiesa, dopo l’ingresso, vi è un riquadro con su scritto” CAN.ROSARIO DAMAGGIO FECE NEL 1938”.

Sul soffitto della navata si osservano due riquadri con decorazioni in stucco e una tela dove è raffigurata la scena della “ Tempesta sedata”.

Sul lato destro troviamo un’acquasantiera di marmo del 1571, con vasca sul cui bordo vi è raffigurato lo stemma dei carmelitani.

Negli interni dell’edificio religioso esistono diverse pale dipinte del 1700.

Sul lato destro: i dipinti “i Santi Carmelitani e “ San Giuseppe” e le statue di San Rocco e della Madonna del Carmine.

Tra la terza e la quarta cappella, un pulpito in legno realizzato da Baldassare Accomando, artista locale.

Sul lato sinistro: i dipinti “Martirio di San Lorenzo “ e “ L’Annunziata” e poi la statua  cuore di Gesù.

E’ particolare un dipinto su tavola, su fondo oro, della Crocifissione (forse l’opera d’arte più pregiata della chiesa), raffigurante Cristo in croce, la Madonna e San Giovanni. Questa tavola veniva usata per chiudere la custodia del Crocifisso di carta pesta.

Vi è poi un organo del 1917 con 9 registri e infine una statua del XV secolo in cartapesta del Crocifisso, nella cappella centrale.

La storia miracolosa del Crocifisso

Il Crocifisso è in stile bizantino, dipinto in nero ebano, adagiato su uno strato di bambagia, in un tabernacolo di legno con cornice dorata.

Nel 1602 si dice, cominciò a trasudare sangue e acqua per cinque giorni.

L’evento stupì tutti ed ebbe talmente tanto clamore che richiamò i religiosi e laici di tutta la Sicilia. Per accertarsi che l’evento accaduto fosse reale, si decise di appoggiare la statua su di un letto di cotone e chiuderlo in una stanza.

Dopo qualche giorno si vide che il cotone era inzuppato di sangue.

E’ per questo motivo che è tuttora ritenuto dalla popolazione gelese, un simulacro miracoloso e venne allora eletto patrono della città.

Oggi continua ad essere oggetto di venerazione ed è celebrato l’11 gennaio.

Sotto tale statua vi è un dipinto con cornice a raggera che raffigura L’Addolorata, mentre ai lati si notano due angioletti in legno dorato. Sulla volta della cappella vi sono affreschi che raffigurano lo Spirito Santo, angeli, l’apparizione della Madonna del Carmine al papa Onorio III, e infine l’apparizione della Madonna a San Simone Stock. Sul pavimento vi è un riquadro raffigurante lo stemma dei carmelitani, un monte con la croce e tre stelle.

Al lato sud della chiesa, c’è un giardinetto.

Si ringrazia Cerniglia per le foto.

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Quadro Madonna d’Alemanna

Mar, 07/16/2019 - 11:51

L’ 8 Settembre a Gela , si celebra la Madonna dell’Alemanna, patrona della città a partire da quando nel 1450 è stato trovato un quadro che raffigurava la Madonna in stile bizantino. Nel punto esatto del ritrovamento fu innalzata in suo onore una chiesa chiamata Santuario di Maria SS. Dell’Alemanna.

L’icona bizantina fu portata a Gela dai Cavalieri dell’ordine Teutonico i quali hanno da sempre praticato il culto in onore di Maria SS.D’Alemanna.

I racconti popolari tramandati di generazione in generazione parlano del rinvenimento del quadro raffigurante Maria SS.d’Alemanna come di un evento miracoloso.

La storia del ritrovamento miracoloso del quadro dell’Alemanna comincia Intorno al 1476, quando un contadino, mentre arava la terra come di consueto,

si accorse che i suoi buoi facevano fatica ad andare avanti e si fermavano.

Il contadino, pensando che sotto il terreno c’era qualche ostacolo da rimuovere, si mise a scavare in fretta, fin quando scorse con sorpresa che in realtà le sue mani cominciavano a tirar fuori una tavola dipinta raffnigurante l’effige della Beata Vergine.

Quando il contadino estrasse dal terreno l’intero quadro, si accorse che i due buoi si inginocchiarono.

Questa tavola fu sotterrata in quel punto dai Cavalieri Teutonici durante le incursioni saracene, nei secoli XIV e XV in una buca vicino l’altare dell’antica chiesetta omonima.

La Madonna dell’Alemanna è diventata così la patrona della città perché i gelesi attribuiscono ad essa due avvenimenti significativi: lo scampato pericolo dal terremoto del 1693 e l’incolumità durante il violento bombardamento navale del 10 luglio 1943.

 

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Come veniva coltivato il cotone?

Mar, 07/16/2019 - 11:45

La coltura del cotone in molte aree della Sicilia, in passato, era in forte sviluppo. Nel 1957 la si praticava su una superfice totale di quasi 35.000 ettari, di cui 14.500 nell’agrigentino ed il resto quasi completamente nella piana di Gela.

Proprio la cittadina nissena, durante la guerra di secessione americana, ospitò le prime piantagioni dell’isola; nel 1864 le distese di cotone superavano i 12.000 ettari, e non pochi produttori gelesi esportavano il prodotto sino a Malta.

Non per nulla Gela venne denominata “la madre del cotone in Italia”.

Dopo una prima crisi produttiva tra le due guerre mondiali, la breve epopea del cotone siciliano – complice la diffusione delle fibre sintetiche – si avviò verso il tramonto agli inizi degli anni Sessanta.

Fu in quel periodo che il ‘Cotonificio Siciliano’ chiuse i battenti, relegando questa lavorazione industriale negli archivi della storia manifatturiera dell’isola.

Oggi, l’unica testimonianza dell’epopea del cotone siciliano è affidata ai relitti di alcune attrezzature di lavoro, tristemente abbandonate.

Ma vediamo quali erano le procedure che portavano alla faticosa lavorazione del cotone.

Si cominciava il mese di febbraio, primi di marzo, con ripetute arature sul terreno destinato alla semina del cotone. I sacchi che contenevano i semi di cotone venivano messi a bagno nell’acqua per quattro ore e poi ricoperti con un telo, così se ne manteneva la temperatura nella fase di fermentazione.

I semi venivano messi a dimora in fossette profonde di 12 centimetri e tra di loro distanti circa 40 centimetri.

La raccolta veniva effettuata quando il cotone era bene maturo, cioè verso la fine del mese di agosto, inizio settembre.

File di uomini si recavano in campagna e procedevano per raccogliere il cotone alle tre del mattino (per poter lavorare meglio) tenendo legata la cintola al sacco e spogliando le piante dai candidi e morbidissimi fiocchi che sbucavano dalle capsule dischiuse.

I braccianti agricoli cercavano di riempire i sacchi il più possibile per poter guadagnare di più ma il massimo che potevano riempire era un quintale.

Il cotone che dopo il raccolto ha troppa umidità per essere immagazzinato, doveva essere steso al sole in sottili strati spesso rivoltati sopra superfici non terrose.

I proprietari consegnavano il raccolto all’ ammasso obbligatorio, dove oltre ad essere pesato, veniva anche esaminato e classificato secondo le quattro categorie qualitative, dall’ispettore provinciale dell’agricoltura.

Otto stabilimenti con un complesso di circa duecento macchine sgranatrici, eliminavano quindi i semi, ulteriore materia prima per l’estrazione di un ottimo olio.

Gela vantava ben tredici opifici e stabilimenti per la sgranatura del cotone che qui elenchiamo:

1) Società Cotoniere Siciliana

2) Mulino Tutti i Santi

3) Mulino Gela

4) Ente Fibre Tessili

5) Mulino Pinta

6) Opificio Liardi

7) Opificio Psaila

8) Opificio Favitta

9) Opificio Tanturella

10) Opificio Bresmes

11) Mulino Pellegrino

12) Opificio SILDA

13) Opificio Baiocchi

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La Madonna delle Grazie

Ven, 06/28/2019 - 12:07

Il 2 luglio viene celebrata la festività religiosa più sentita dalla popolazione gelese: quella in onore a Maria SS. delle Grazie , nonostante la patrona sia la Madonna dell’Alemanna, verso cui i gelesi nutrono una grandissima devozione.

La Santa è venerata presso il trecentesco convento dei Padri Cappuccini Minori di Gela.

Con l’accensione delle luminarie, entrano nel vivo i festeggiamenti.

La fiaccolata e la “sittina”

Ci si prepara al 2 luglio con una settimana ricca di vari appuntamenti liturgici.

Si comincia il 23 giugno, con la fiaccolataaux flambeaux, che parte dall’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, intorno alle 23.00.

I fedeli pregano davanti al quadro ottocentesco che raffigura la Vergine con il Bambin Gesù e, in processione, lo portano fino alla Chiesa dei Cappuccini.

Durante questo solenne settenario, a sittinail popolo si rivolgerà alla Madonna attraverso la preghiera della Coroncina e partecipa alla celebrazione eucaristica presieduta da un vicario invitato appositamente.

 

La festa del 2 Luglio

La giornata comincia con la messa mattutina e la “maschiata” di mezzogiorno (botti).

La processione ha inizio alle ore 15.30 circa dalla Chiesa dei P.P. Cappuccini dove i fedeli trasportano il simulacro della Madonna (caratterizzato da un baldacchino dorato interamente inghirlandato e ornato di grappoli d’uva, simbolo di abbondanza, prosperità, ricchezza e fertilità), per poi proseguire per le vie centrali della città.

La processione è lunga e faticosa e intramezzata da canti e preghiere.

Si concluderà solo la sera, alle ore 24.00 con il rientro del simulacro in chiesa e con i tanto attesi giochi pirotecnici che piovono sul mare, sul lato est della Conchiglia.

Durante la processione i fedeli, oltre alla “promessa del viaggio scalzo” per le grazie ricevute, trasportano dei grandi ceri votivi decorati e inghirlandati“i cannili”.

La tradizione vuole che questa festa sia dedicata alla benedizione dei bambini: infatti il corteo si ferma più volte affinchè i fedeli possano procedere alle svestizioni dei bambini, alzati in alto, verso il cielo, da un frate cappuccino, sotto il simulacro per essere presentati alla Madonna, e altresì per esprimere il proprio “voto”.

Gli abiti dei bambini, offerti alla Madonna delle Grazie, verranno poi riacquistati dagli stessi genitori e le offerte ricavate sono destinate ai poveri della città.

La processione si concluderà con la solenne benedizione davanti alla Chiesa dei Cappuccini.

Oltre all’aspetto religioso non manca mai, in queste occasioni, anche quelli più folcloristici e dilettevoli.

La settimana dedicata alla festa della Madonna delle Grazie diventa infatti, un’occasione per fare delle passeggiate estive per tutto il lungomare di Gela in cui sono presenti le classiche bancarelle che vendono prodotti variegati, dal vestiario agli alimenti, agli accessori per la casa. E’ tradizione acquistare i palloncini colorati ai più piccoli o comprare le caramelle gommose, il torrone, noccioline tostate e zucchero filato.

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Gela: le auto d’epoca volano a Malta

Mer, 06/19/2019 - 17:02

Il Club gelese di auto d’epoca “Scuderia Valvole Pistoni” vola a Malta. Promotore di una sfilata di auto d’epoca nell’isola maltese per il ponte del 2 Giugno, l’evento si svolgerà dal 31 maggio al 3 giugno, e saranno presenti 14 equipaggi locali, più altri 16 provenienti da altre città siciliane tra cui Salemi (TP), Palermo, Butera, Giarre (CT), Floridia (SR) e Catania.

Grazie alla collaborazione della Dott.ssa Ivana Legname, tutor aziendale della Camera di Commercio Italo Maltese, per la prima volta il motorismo d’epoca locale lascia la propria isola per organizzare una manifestazione internazionale.

I partecipanti visiteranno ed incontreranno le delegazioni delle città di Qwaura, Mellieha, Rabat, Mdina e naturalmente la capitale La Valletta.

I soci della Scuderia Valvole Pistoni Gela hanno anche invitato i sindaci e le delegazioni comunali  della nostra città e altresì quelli del comprensorio con l’obiettivo di allacciare dei rapporti istituzionali, culturali, commerciali, e turistici tra le due isole.

“Che possa fare da apripista ad un gemellaggio italo/maltese tra il nostro club e quello di auto d’epoca maltese (che conta più di 300 soci) desiderosi di venire a visitare Gela e la nostra bella Isola. “ E ancora “E’ una occasione per allacciare rapporti con altre realtà omologhe e non” ha detto il presidente Sebastiano Migliore che ha fiducia in questa manifestazione”.

Inoltre il 2 Giugno i gentleman driver della scuderia valvole pistoni Gela festeggeranno la festa della Repubblica Italiana: esporranno le proprie auto sulla piazza principale della Valletta e incontreranno il sindaco de La Valletta ed il Primo ministro Maltese. Visiteranno inoltre l’Istituto di Cultura Italiana ed assieme all’Ambasciatore Italiano ed al Console, nel salone dei ricevimenti dell’Istituto di Cultura Italiana assisteranno all’esibizione dell’inno Nazionale della soprano Rosabelle Bianchi.

“Per noi – ha dichiarato Migliore – è motivo di vanto ed orgoglio rappresentare Gela e portare il nome di Gela davanti a tutte queste personalità. Inoltre – ha continuato – durante il nostro 4° Trofeo dell’Alemanna sappiamo già che molti appassionati maltesi di auto d’epoca vogliono parteciparvi pertanto per noi questo è un motivo in più per organizzare al meglio la manifestazione di Settembre prossimo e mostrare la parte più bella, l’arte e la cultura della nostra Gela.”

Si ringrazia Accento per la foto.

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Consegna degli attestati di partecipazione al secondo anno del progetto di Alternanza Scuola Lavoro “Blog per Gela”

Mar, 06/11/2019 - 16:54

Il 6 giugno 2019, ospiti dell’Istituto Morselli di Gela, Giuseppe Ventura e Simone Canova hanno consegnato gli attestati di frequenza agli studenti che hanno partecipato al progetto di Alternanza Scuola-Lavoro “Blog per Gela”.


E’ il secondo anno del progetto e anche questa volta centinaia gli studenti che hanno partecipato creando e gestendo un blog personale.
I 10 ragazzi più meritevoli (5 blogger del primo livello e 5 blogger del secondo livello), hanno beneficiato di un soggiorno premio per la durata di 3 giorni nella Libera Università di Alcatraz (Gubbio), e saranno accompagnati da 4 docenti.

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Palazzo Pignatelli

Lun, 06/10/2019 - 15:17

L’ex Convitto Pignatelli – Roviano, si trova a Gela nel centralissimo Corso Salvatore Aldisio.

L’edificio si presenta a pianta quadrata con corte interna e risulta isolato da altri fabbricati. L’impianto è neoclassico. La facciata principale è semplice con lesene e paraste che ne abbelliscono il prospetto. Gli altri tre prospetti restanti, hanno invece un aspetto più rigoroso e privo di elementi decorativi.

Questo antico palazzo fu costruito per volontà della signora Anna Maria Pignatelli, principessa di Roviano, che il 24 Settembre 1842, col suo testamento decise di nominare come erede universale il Cardinale Sisto Riario Sforza, Arcivescovo di Napoli. I padri gesuiti siciliani, eredi di un cospicuo lascito, costruiscono così questo «convitto per la educazione religiosa e civile dei giovanetti». In questo testamento, rogato dal notaio Vincenzo d’Ambrosio di Caivano, la signora Pignatelli precisa anche le condizioni del lascito.

L’edifico è stato sempre utilizzato per destinazione d’uso pubblico. Successivamente all’utilizzo come convitto scolastico, infatti, è stato ginnasio liceo regio. Successivamente ha ospitato anche altre scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, tra cui i Salesiani nel 1905. Infine, negli anni cinquanta il Comune di Gela spostò provvisoriamente la sua sede in questo edificio, durante la costruzione dell’attuale municipio.

Oggi, tra le mura del Convitto, operano varie associazioni di volontariato e gli operatori del Centro per l’impiego. In alcune occasioni, il palazzo ospita vari eventi culturali come mostre e concerti all’interno del complesso.

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GELA, la distesa di cotone più grande d’Europa

Lun, 06/10/2019 - 15:08

La piana di Gela era la zona con maggiore produzione di cotone in Europa, fino agli anni ’60.

I bianchi campi di cotone hanno sempre colpito i forestieri perché questa coltura era praticata solo a Gela.

Da questa candida pianta, si ricavavano ottime fibre per i tessuti e dai suoi semi, olio per i saponi.

“L’Oro biancodi Gela era una pianta bassa che veniva raccolta ogni otto giorni per circa un mese.

A settembre cominciava la raccolta e poiché il pagamento del lavoro andava a chili, molti ragazzi e uomini si recavano sul posto di lavoro prima dell’alba per raccoglierne il più possibile.

Nel pomeriggio il cotone raccolto veniva trasportato sui carretti e poi veniva scaricato nei magazzini del padrone.

Spesso per velocizzare i tempi, il cotone veniva raccolto ancora con le bucce che poi venivano levate dalle donne in paese.

Talvolta dei ragazzini rubavano dai carretti il cotone per poi venderlo a basso costo.

A volte, in mezzo al cotone si seminava il sesamo, (“a ciciulena”) che maturo, veniva tagliato, fatto asciugare al sole e poi usato per fare il torrone o per decorare e rendere più buono il pane, specie quello fatto per “S. Antonio”.

Purtroppo questa è un’attività ormai scomparsa… Per cui la storia della pianta del cotone gelese è affidata solo a vecchie fotografie o ai ricordi degli anziani. Erano molti gli usi del cotone a scopo decorativo, soprattutto durante il Natale in cui si usava creare un piccolo altarino di cotone davanti le finestre di casa, in cui si era soliti riporre “il bambinello”.

Per le foto si ringrazia E. Sala

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Gela attraverso gli occhi dei suoi abitanti

Mar, 05/28/2019 - 12:06

Gela, una città dalla forte personalità, depositaria dello splendore ellenico della propria origine. Culla della colonizzazione greca in Sicilia, nel corso della storia viene distrutta dai Cartaginesi per ben due volte ma, come l’araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri e ora, la riscopriamo proprio dalle sue radici…

È proprio dal valore della sua antichità, dalla storia che l’ha attraversata, che emerge il profilo di una città dalla personalità complessa, dalle diverse sfaccettature e contraddizioni. Sono questi aspetti contrastanti che danno a Gela un fascino unico, che invoglia a esplorarla fino in fondo.
E quale miglior modo di conoscere un luogo se non attraverso gli occhi di chi lo vive nel quotidiano?
Una città è fatta dai propri abitanti, che portano nel loro DNA le impronte del tempo che è trascorso, che è presente e in divenire.
Con lo scopo di far conoscere le origini e la storia del territorio gelese attraverso iniziative artistiche e culturali nasce il progetto di valorizzazione territoriale fondato da Jacopo Fo, con il sostegno di Eni.
Tra queste, l’idea di costituire un Gruppo di Animazione Territoriale (GAT), composto da 8 giovani residenti nel territorio di Gela, selezionati per partecipare a uno stage di formazione di 2 settimane coordinato dallo stesso Fo, presso la Libera Università di Alcatraz a Gubbio.
Ed è proprio mentre i ragazzi svolgevano il corso che al regista Iacopo Patierno, collaboratore di Fo nel progetto, nasce l’idea della webserie: raccontare Gela attraverso la diretta testimonianza di coloro che la vivono. Approfondiamo la nascita e lo sviluppo di questo progetto, con un’intervista.

Mostrare la realtà gelese attraverso gli occhi dei suoi abitanti: da dove è nata quest’idea?

“Incontrando le persone Don Lino, Giuseppe, Francesco, Sandra e Elisa, solo per citarne alcuni, mi sono accorto che tutti, avevano un rapporto particolare con questo luogo. Tra questi, ce ne erano alcuni che facevano anche delle cose particolari come l’archeologo e l’istruttrice di kite surf. Di ognuno ho ascoltato le storie, ed è allora che ho iniziato a pensare di fare una webserie, basandomi sui loro racconti”.
Scopriamo così che il primo approccio è stato quello di individuare le persone e mentre ognuno si raccontava, emergeva il legame con il posto in cui viveva e che poteva coinvolgere in profondità i loro concittadini.
“Mi sono accorto, che il primo passo importante era quello di far riscoprire ai cittadini, il valore della propria città – ci spiega il regista – È indispensabile che gli abitanti pensino di vivere in un bel luogo, perché questo è ciò che un po’ manca nella città, un apprezzamento interno del luogo in cui si vive” – continua Patierno.
In effetti, guardando le sette puntate della serie, Gela si configura come una città dalla personalità complessa ma che sollecita a scoprirne il volto autentico. Alcune definizioni per esempio, offrono lo spunto per rivelare alcuni aspetti che si intuiscono di Gela e che Iacopo Patierno conferma.

Di Gela, alcuni hanno detto che è come “avere una fidanzata con una storia complicata”, ha fatto lo stesso effetto anche a te?

Gela ha bisogno di qualche giorno per essere capita, perché è molto particolare: la città ha diversi punti di accesso, dal mare o dalla piana, e ogni volta, sembra di entrare in una città diversa. Gela ha il pregio di far sentire la sua storia, a parte la bellezza del lungomare (che è indiscussa), percorrendo le vie del centro storico, capita spesso di imbatterti in monumenti archeologici. Personalmente, ho avuto la fortuna di conoscerla con gli occhi dei gelesi, avevo delle guide d’eccezione, come Giuseppe La Spina, archeologo di professione. Oggi Gela è una città industriale e, come tale, non di immediata comprensione. Non è al primo impatto che ti colpisce, ma scoprendola, vedi tantissime cose.

“Gela è come una mamma: quando una persona ha bisogno si stringe intorno a lei”, sei d’accordo? Hai vissuto anche tu questa sensazione?

“Si, sono completamente d’accordo. I gelesi ti coinvolgono in quello che di buono hanno. Un episodio che mi piace ricordare, è legato al cibo, all’ospite del posto in cui dormivo. Per girare la serie, facevamo dei turni molto lunghi, uscivamo la mattina presto e tornavamo la sera molto tardi. Ogni volta, al rientro per cena, trovavamo qualcosa di speciale, il cibo preparato per la famiglia, veniva offerto anche a noi. Non era un obbligo o qualcosa che ti aspetti di ricevere. Quando si parla di ospitalità, non è il gesto ma il come fai le cose. Il tutto si traduce nel dono della condivisione. Anche per strada, hanno cominciato a riconoscerci e a trattarci da amici, anche invitandoci a bere un caffè. È stato molto bello sentirsi ben accolti, non è scontato volersi raccontare. Penso che i protagonisti della serie ci abbiano regalato qualcosa di importante, proprio perché hanno raccontato le loro storie, e non è facile farlo, soprattutto di fronte a degli sconosciuti”.
Parlare degli abitanti gelesi ha, tuttavia, per Patierno un senso più grande: “realizzando questa serie, ci si rende conto che alcune delle problematicità di Gela sono spesso accomunabili con quelle di tutto il territorio nazionale – spiega Patierno. In prima istanza, rivolgere la serie ai locali attraverso persone come loro, che amano il proprio posto e sono proattivi nel migliorarlo, aveva lo scopo di risvegliare il senso di appartenenza e di amore verso la propria città. Ma la serie punta anche a uscire dai confini cittadini e regionali, e le storie, per essere seguite oltre confine, dovevano parlare di qualcosa di personale, in cui chiunque potesse ritrovarsi, come per esempio, i sogni.
Ed è ciò che si sogna per sé stessi e per Gela il comune denominatore che fa da filo conduttore nelle storie, con un’intensità capace di contagiare la realtà. Perché come dice Don Lino “Il sogno è qualcosa che desideri e fai di tutto per realizzarlo”, per Giuseppe è “tirare fuori un teatro greco dalle viscere della terra”, “è la spiaggia autorizzata per popolare il cielo gelese dei mille colori dei kite” per Sandra… “basta crederci!” aggiunge Elisa.
La prima operazione da fare era stimolare un’intraprendenza locale, perché ogni cosa che si fa con convinzione, provoca un effetto domino: “se penso di vivere in un bel posto, ho voglia che tu mi venga a visitare” afferma convinto Patierno, che ha presentato lo scorso 30 marzo al teatro Eschilo di Gela la prima webserie.
Per apprezzare Gela la scelta condivisa è stata quella di tornare alle radici, con un viaggio a ritroso nel tempo, perché “partire dal nostro passato, scoprire perché parliamo questa lingua, perché abbiamo certi atteggiamenti, perché vestiamo in un certo modo, tutto proviene dal nostro passato, se non conosciamo questo, non conosciamo chi siamo”, è la riflessione a voce alta di Giuseppe.

Fonte Articolo: https://www.eniday.com/it/human_it/gela-attraverso-occhi-abitanti/

 

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Settimo Episodio | Dalila, Tiberio e Viola

Mer, 05/22/2019 - 00:01

Ultimo appuntamento con la webserie del progetto Gela Le Radici del Futuro. Conosciamo Dalila, Tiberio e la piccola Viola, proprietari e gestori della Creperia, un locale molto in voga nel quartiere Macchitella. Macchitella nacque con l’apertura del Petrolchimico di Gela, per dare casa agli operai dello stabilimento. Tiberio è nato qui, c’erano molte regole da rispettare…

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Santa Rita da Cascia

Mar, 05/21/2019 - 15:34

Tra le varie festività religiose del mese di maggio, domenica 19 maggio inizieranno i festeggiamenti in onore di Santa Rita da Cascia,la santa delle cause impossibili, venerata nella chiesa di Sant’Agostino. Il triduo sarà predicato da Suor Marta Gadaleta, postulatrice delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria di Roma, scrittrice e grande conoscitrice di Santa Rita.

Domenica 19 maggio, ore 19,00 dopo la celebrazione, seguirà la seconda edizione della consegna del premio “Rita, donna di misericordia”, riconoscimento riservato a donne gelesi che hanno lavorato a Gela e che si sono distinte nella vita religiosa, matrimoniale e vedovile.

Lunedì 20 maggio, ore 19:00 la Celebrazione Eucaristica e la benedizione delle mamme, sarà animata dall’Unione primaria di Santa Rita, associazione laicale nata lo scorso anno a Gela e legata al Monastero agostiniano di Cascia.

Martedì 21 maggio La celebrazione verrà animata dal Movimento di spiritualità vedovile “Speranza e Vita” di Gela e, a conclusione, seguirà il racconto del beato transito di Santa Rita.

Mercoledì 22 maggio, giorno della festa in onore della Santa, le Sante Messe saranno alle ore: 8:00, 9:30, 10:30, 12:00, 17:00.

Alle ore 18,30 ci sarà l’esposizione del simulacro della Santa in Piazza Sant’Agostino.

Alle ore 19:00 inizierà la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Antonino Rivoli, Vicario Generale della Diocesi di Piazza Armerina. A conclusione, la breve processione del simulacro di Santa Rita e lo spettacolo pirotecnico. Dopo ogni Celebrazione Eucaristica si procederà alla benedizione delle rose e alla venerazione della Reliquia di Santa Rita da Cascia.

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Santa Rita da Cascia

Sab, 05/18/2019 - 15:31

Tra le varie festività religiose del mese di maggio, domenica 19 maggio inizieranno i festeggiamenti in onore di Santa Rita da Cascia, la santa delle cause impossibili, venerata nella chiesa di Sant’Agostino. Il triduo sarà predicato da Suor Marta Gadaleta, postulatrice delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria di Roma, scrittrice e grande conoscitrice di Santa Rita.

Domenica 19 maggio, ore 19,00 dopo la celebrazione, seguirà la seconda edizione della consegna del premio “Rita, donna di misericordia”, riconoscimento riservato a donne gelesi che hanno lavorato a Gela e che si sono distinte nella vita religiosa, matrimoniale e vedovile.

Lunedì 20 maggio, ore 19:00 la Celebrazione Eucaristica e la benedizione delle mamme, sarà animata dall’Unione primaria di Santa Rita, associazione laicale nata lo scorso anno a Gela e legata al Monastero agostiniano di Cascia.

Martedì 21 maggio La celebrazione verrà animata dal Movimento di spiritualità vedovile “Speranza e Vita” di Gela e, a conclusione, seguirà il racconto del beato transito di Santa Rita.

Mercoledì 22 maggio, giorno della festa in onore della Santa, le Sante Messe saranno alle ore: 8:00, 9:30, 10:30, 12:00, 17:00.

Alle ore 18,30 ci sarà l’esposizione del simulacro della Santa in Piazza Sant’Agostino.

Alle ore 19:00 inizierà la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Antonino Rivoli, Vicario Generale della Diocesi di Piazza Armerina. A conclusione, la breve processione del simulacro di Santa Rita e lo spettacolo pirotecnico. Dopo ogni Celebrazione Eucaristica si procederà alla benedizione delle rose e alla venerazione della Reliquia di Santa Rita da Cascia.

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Sesto Episodio | Francesco

Mer, 05/15/2019 - 11:02

Musicista di passatempo, grafico pubblicitario di professione Francesco D’Aleo ci porta negli anni più oscuri per la città di Gela, quando le sparatorie e i morti erano, tristemente, all’ordine del giorno.
Prossimo episodio: 22 maggio 2019!

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Un progetto Pon per conoscere la Città

Gio, 05/09/2019 - 14:49

Si é concluso il 2 Maggio alla scuola elementare Luigi Capuana di Gela, il modulo formativo Stupor Mundi facente parte del progetto Pon chiamato “Ghelas 2700 anni di storia”.

Il percorso didattico ha visto coinvolte tutte le classi quinte e ha avuto come obiettivo principale quello di aiutare gli alunni a conoscere, scoprire, valorizzare ed amare il territorio.

Durante questo percorso formativo affiancati dal progetto “gela le radici del futuro” di Jacopo Fo, volto a promuovere e far conoscere la città, i bambini hanno scoperto e conosciuto meglio il portale www.gelaleradicidelfuturo.it e hanno visitato i siti archeologici leggendone la storia direttamente dai contenuti in esso presenti.

Grazie all’associazione culturale Disegni e disogni che ha messo a disposizione una mappa di Gela, creata a misura di bambino, hanno seguito un percorso turistico interattivo su cui lavorare.

Un ringraziamento speciale va alle maestre Vanda Condorelli e Donatella Gambino ideatrici del progetto.

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Quinto Episodio | Giuseppe

Mar, 05/07/2019 - 23:34

Archeologo, ci racconta un po’ la storia di Gela Sembra che a Gela lo conoscano tutti: è Giuseppe La Spina, archeologo con una grandissima passione per il suo territorio, Gela, un patrimonio archeologico immenso. Giuseppe è anche scopritore della Pietra Calendario, diventato oggi oggetto di studio. Prossimo episodio: 15 maggio 2019!

 

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Il gioco della pentolaccia: una tradizione che si rinnova per San Giuseppe lavoratore

Ven, 05/03/2019 - 14:04

Il mese di maggio a Gela, si apre con una festa per San Giuseppe lavoratore.

La festa di San Giuseppe infatti, si divide in due momenti. Nel mese di marzo si organizzano le” tavole” per le cene offerte ai poveri. A maggio invece, si svolge un’altra festività dedicata allo stesso santo e molto sentita: “u iocu do iaddruzzu” (gioco del galletto o della pentolaccia) che un tempo consisteva nel far rompere un vaso di terracotta con un lungo bastone, da un povero della città. Il vaso, fatto traballare, conteneva un gallo vivo, appeso a una corda. Solo colui che riusciva a rompere il vaso, spettava il gallo vivo come ricompensa. Oggi al posto del gallo vengono posti un pupazzo e altri doni.

Con questi festeggiamenti la popolazione torna a scoprire le tradizioni storico-popolari.

La prima settimana di maggio sono molti gli appuntamenti dedicati a San Giuseppe lavoratore nella Chiesa Sant’Agostino.

Dal 1 al 4 maggio ci saranno momenti di preghiera nelle aziende gelesi con i lavoratori.

Il culmine dei festeggiamenti si avranno Domenica 5 maggio con numerose Sante Messe, poi “l’asta” alle ore 9,30 in Piazza Sant’Agostino.

Alle ore 16:00 si terrà il tradizionale gioco della pentolaccia “u jocu do jadduzzu” e alle ore 18:30 inizierà la processione del simulacro di san Giuseppe, recentemente restaurato, che  percorrerà il tradizionale itinerario. Al rientro della processione, a chiusura dell’evento, seguiranno i giochi pirotecnici.

Di seguito le parole di Don Lino, rettore della Chiesa S. Agostino: “Si rinnova la tradizionale festa di San Giuseppe che la città di Gela vive sia a marzo che la prima domenica di maggio, un momento forte per tutti noi che ricorriamo al grande Santo della Provvidenza, l’unico che ha avuto la possibilità di salvaguardare come padre Gesù e custodire Maria. Penso che, questo momento sia uno dei più belli che la nostra città annualmente viva, perché fede, tradizione e folklore si uniscono intrinsecamente, per sfociare non a uno sterile devozionismo ma alla solidarietà verso coloro che hanno perso il lavoro e sperano in delle immediate soluzioni e verso i poveri aiutati attraverso la raccolta dei due momenti folkloristici della festa: l’asta e il gioco della pentolaccia”.

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